Questa storia parla di ET, di un gioco per console, di Netflix e anche un po’ di Nodopiano.

È una storia che comincia verso la fine degli anni settanta, alla Atari, nella Silicon Valley, a Sunnyvale (per chi è cresciuto negli anni novanta: è la città in cui è ambientata Buffy l’ammazzavampiri) in un luogo che sembra più un campus di universitari festaioli che un’azienda.

Un’idea che oggi, nell’era di Google e Facebook, ci sembra normale, ma che all’epoca è rivoluzionaria. Atari sta realizzando qualcosa che sarà una parte importante dell’infanzia di molti ragazzi cresciuti tra gli anni ottanta e novanta: videogiochi per console domestiche.

Non una console qualsiasi, ma la prima console di successo, una tra le più amate: l’Atari 2600. E non videogiochi qualsiasi: robette del calibro di Space Invaders, Yars’ Revenge, Pitfall e Raiders of the Lost Ark.

Le vendite vanno alla grande, i giochi crescono sempre di più fino ad essere più di 500 titoli per la console.

I problemi arrivano nel 1983 con la crisi del settore e l’esplosione delle console domestiche (Intellivision, Coleco, e tantissimi altri). Sembrerebbe una storia come tante altre, ma per una serie di coincidenze la crisi dell’azienda coincide con il rilascio di ET l’extraterrestre, un gioco basato sul famoso film di Steven Spielberg e considerato il peggior videogioco della storia.
Il gioco in effetti non è particolarmente giocabile, è stato realizzato dal più famoso programmatore di Atari e per esigenze dettate dal marketing è stato messo insieme in pochissimo tempo. A mettere in ginocchio Atari non saranno soltanto le vendite al di sotto delle aspettative, ma anche una tutela del consumatore molto anni ottanta: i giocatori non soddisfatti del gioco cominciano infatti a restituire il gioco chiedendone il rimborso.

La leggenda narra che le copie restituite siano talmente tante che Atari non sappia più dove metterle e decida di sotterrarle in una discarica vicino Alamogordo, in New Mexico. Ed è qui che arriva Netflix. Sarà vera questa leggenda? Ci sono davvero migliaia di copie di ET seppellite in una discarica? La ricerca di risposte a questa domanda è diventata un documentario: un bel modo per rendere omaggio alla Atari, ma forse anche una scusa per tornare bambini per un’ora.

Il documentario è fatto davvero bene e lo consigliamo a tutti, senza ovviamente dire di più (ma se la storia di Atari non fosse abbastanza, dentro ci sono anche una Delorean e George R.R. Martin).

E Nodopiano? Nodopiano c’entra perché sotto sotto è nata grazie a chi ha pensato che portare un console nelle case fosse la cosa giusta da fare, che i videogiochi non fossero poi solo una perdita di tempo. E poi perché nel nostro museo fa bella mostra di se proprio un Atari 2600!